Il mondo di Adriano - Comunicazione

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COMUNICAZIONE

Linguaggio

Fine anni ’60

La “modernità” italiana sta per fare “boom”, e Adriano è già dentro il post-moderno con il suo linguaggio che non è solo parola e canto, ma un divincolarsi del corpo elettrico, decostruzione, espressione cubista. Si coniuga alla carica erotica, più il senso del ritmo e della cultura latina, un timbro di voce sensazionale, l’esperienza dell’avanguardia del cabaret milanese. Adriano trascende i modelli di riferimento, risulta irriproducibile e trasgressivo. IRREGOLARE. Dispositivo multisenso, antenna che capta le modificazioni della comunicazione, Adriano si fa inventore di forme e suoni. Il paradosso del gesto, l’irrompere sulla scena, il melodramma, la provocazione.

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Io non so parlar d’amore.

Adriano “non sa parlare” con il linguaggio omologato delle canzoni d’amore e perciò “non ha voce”. Quel suo silenzio è pieno di significati, dice la metamorfosi delle emozioni che nelle strofe tradizionali suonano vuote, quelle sì prive di senso. Nel terzo millennio, “Io non so parlar d’amore” si iscrive nell’opera di continuo sperimentalismo musicale delle origini. E’ sempre Adriano e sempre nuovo. L’interpretazione del testo segue modulazione struggenti, tanti piccoli shock timbrici. L’assenza e la “pausa” sono la cifra del nostro tempo, le uniche possibilità di comunicare sentimenti. Lo stile di Adriano. Al di là delle note, resta sospeso l’amore, fluttuante, meraviglioso in quel ritrarsi, in quel non concedersi mai alla banalità.

L’originalità di Adriano
Si parla la lingua rock

L’originalità di Adriano sta nella fusione/alterazione di diversi filoni del rock, white and black, nell’invenzione di un genere ironico-erotico. Il richiamo è in particolare al corpo sensuale, allusivo nell’esibizione, impegnato, che trasforma in una provocazione diretta. Il suo preferito, insieme a Bill Haley e Elvis Presley, primo amore e maestro è Otis Reddings. Per il resto Adriano è un “prototipo”. E se i grandi del passato restano sullo sfondo, Adriano prosegue con il suo lavoro di esploratore di nuove sonorità, innesta l’esperienza delle musiche globali, incontra altre voci, catalizza la ricerca che insieme a lui gli artisti dell’universo non solo occidentale compiono in controtendenza con la produzione standard.

Le sillabe spezzate

Fare rock con la lingua italiana vuol dire spezzare le parole, accentarle in modo assurdo, masticarle e ributtarle fuori come un linguaggio marziano, intermittente. La nuova fonetica è fatta su misura di Adriano, e con varie modulazioni diventerà patrimonio comune di un gruppo di artisti performer quali Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Dario Fo. Adriano però universalizza la nuova lingua nelle sue hit musicali. Celentano è il rock. È la trasgressione. Svalutation ha il ritmo delle metropoli, assorbe il rumore di fondo della modernità, batte con ironia le parole della politica. A sentirlo oggi, il brano dice l’ossessione e l’amarezza, la rabbia e l’anarchia. E’ come una mitragliata di suoni che risvegliano dal sonno della “normalità”.

Ascolta "Svalutation"



C’è sempre un motivo, Per sempre, Esco di rado, Io non so parlar d’amore…
L’eccezionalità di Adriano sulla scena musicale internazionale non è la conseguenza di una fama acquisita. Adriano non si rivolge ai sui fans di allora, non li “accontenta” con il revival di se stesso. Il fascino esercitato sui più giovani si deve al suo “stupore” di fronte al contemporaneo. E’ una passione “politica” e sociale per il mondo, l’idea che le cose possano cambiare come una colonna musicale che interpreta la vita. In movimento, fuori-schema. La sua sfida è “mettere in musica il pensiero”.

Baci epilettici

È sul palco, dopo gli esordi rock e le performance, richiesto da un pubblico attento alle nuove onde internazionali. Adriano è un fenomeno artistico collegato in diretta con i fermenti musicali che si agitano nel mondo. Sprovincializza con la sua nascita artistica un’Italia legata al belcanto, alla melodia, al gorgheggio. I suoi fans se ne accorgono subito, nonostante il conformismo degli apparati critico-discografici. Il 1958 è la vigilia del successo, anche se le sue esibizioni nei locali milanesi dove si suona dal vivo sono ripagate da un panino e una birra. Canta all’Aretusa, alla Taverna messicana, al Santa Tecla, dietro al Duomo, luogo dove si lanciano nuovi talenti. Il pubblico è travolto dalle sue irruzioni sul palco, ma Adriano dovrà aspettare il 13 luglio 1959 per trionfare con una delle canzoni che esportano fuori dai confini nazionali il culto per il Molleggiato: “Il tuo bacio è come un rock”, che vince il festival di Ancona. Testo e musica provocano una scossa adrenalinica. Gli adolescenti, e non solo loro, esultano. Arriva 1° 2° e 3°. È la forma musicale ironica e passionale, che rompe il romanticismo delle canzonette, e introduce una pratica selvaggia, liberatoria, “scandalosa”. Il brano scatta in vetta alle classifiche. Da allora, diventa e resta l’idolo italiano delle nuove generazioni e moltiplica i successi di anno in anno. Una spinta propulsiva che non si è mai esaurita. Un fatto eclatante accadde al festival di Sanremo del 1961 quando vince senza arrivare primo con “24mila baci”. Il brano sommerge il brano melodico di Luciano Tajoli e Betty Curtis, “Al di là”. Dopo, nulla sarà più come prima. L’onda d’urto è tale che il pubblico sempre più condivide con Adriano l’euforia psico-fisica, tanto che prima di ogni concerto si è costretti ad avvertire il pubblico di non dare in escandescenze, pena la sospensione dello spettacolo, come in uno stadio di calcio. Il suo modo di voltare le spalle al pubblico, prima di scattare con l’attacco del brano, diventa un marchio di rivolta alle leggi dello show-business. Non è solo un atto “giovanile” è un modo di essere che lo accompagnerà sui palcoscenici live e televisivi, con l’effetto di far vacillare i critici e i benpensanti fino a oggi.

Si è detto dell’humor di Adriano, della sua personalissima interpretazione del nonsense, dei suoi silenzi produttori di suspense, del suo parlare ellittico, della sua voce, del suo essere in scena diverso, ma… Il suo naturale “hit” è qualcosa di raro. Hit, ovvero “quel certo non so che”, il corto circuito tra innocenza, violenza e volontà di mettere a soqquadro i codici di comportamento. Adriano distilla la sensualità del transgender, cattura movimenti, voce, espressione da ogni corpo. Lo assorbe e lo rielabora, “mette in imbarazzo” tanto è naturalmente presente nella sfera del sensibile. Gli “intralci” del linguaggio sono quelle disgressioni della parola che ti aspetti e che non è, una specie di una incursione nelle zone segrete della musica e del testo. Una invasione emotiva.

La cultura popolare è irriverente, sempre sorprendente… La sua vitalità sta nel captare ogni nuovo segnale della società che cambia e si trasforma. Come Adriano che non attinge ai repertori di immagini e di suoni, ma si fa toccare da ciò che accade. Gli alberi e i bambini, le ingiustizie e la guerra diventano protagonisti del suo lavoro, si fanno suono e movimento. E’ per questo che a ogni suo ritorno in scena si rinnova lo stupore di un artista che di anno in anno parla una nuova lingua. Irriverente, irregolare, imprevedibile, sempre sorprendente: popolare.

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Fraseggio jazz, ogni scheggia impazzita torna magicamente alla melodia originale. Adriano, pittore astratto, jazzista be-bop, compositore per immagini e musica, dal primo momento in cui arrivò in scena con i Rock Boys fino all’ultimo duetto capoverdiano con Cesaria Evora, la signora delle isole con il re della via Gluck. Note che non si possono ingabbiare, “tenere ferme”, riprodurre, ma che viaggiano libere come Adriano.

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Testo scritto da Jedi

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