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COMUNICAZIONE

Tempo

Adriano Celentano ha cambiato il ritmo della scena culturale italiana. Interferenze, modificazione del flusso sonoro.
Rottura dei codici della comunicazione.

Musica, cinema, televisione, niente è più come prima dopo
il suo ingresso in scena.

Il linguaggio del varietà televisivo si frantuma con l’interpretazione
del suo fantastico, modellato sul set di film come yuppi du e joan lui
che alternano velocità a silenzio, frenesia a ralenti

Essere “fuori di sé”, sguardo critico verso lo spettacolo che si svolge
su un falso piano della realtà. Mentre “fuori” accade qualcosa.

il tempo del rock che spezza la canzone melodica. la cultura metropolitana rap con prisencolinensinainciusol. Artefice della generazione demenziale
con il nobel dario fo, quella del blues brother John Belushi, sull’onda di una
passione internazionale che lo catapulta primo in classifica anche nel terzo millennio. Crooner dell’attualità, di “io non so parlar d’amore” che tiene
in sospeso il cuore dei teen-ager .

Adriano dice: cos’è l’arte se non l’attesa dell’arte? e come Andy Warhol colloca le sue cineprese mentali pronto a catturare l’attimo in cui lo spettacolo si eclissa e arriva la realtà che non ha bisogno di montaggio.
Apre a scenari surreali, deserto e navigli milanesi come nel programma tv “125 milioni di cazzate”.

O come in “francamente me ne infischio” quando in evoluzione cromatica
e fantastica della clip che chiude lo show, la voce struggente rimanda al tempo che ognuno immagina di aver perduto con la persona amata.

Così Adriano fa vibrare ogni nota di “arcobaleno”, dedicata all’amico
Lucio Battisti.

Come passare dal velocissimo di alcune sue canzoni al piano pianissimo
di altre e ai vuoti temporali che piombano all’improvviso sul palcoscenico,
una sfida che travolge il maniacale conteggio televisivo dell’audience:
ogni minuto vale il denaro dello sponsor.
tic tac tic tac…

(Jedi)

"NON BISOGNA FAR PASSARE IL TEMPO,
MA ANZI INVITARLO A FERMARSI PRESSO DI NOI"
(Walter Benjamin)

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