IMPEGNO
Ribellione
Il ribelle
Mentre la critica lo osserva, e i cronisti di costume cercano di decodificare il fenomeno (Federico Fellini lo vuole nel suo film ‘La dolce vita’), Adriano si sottrae alle etichette (non solo discografiche) e pubblica il manifesto della ribellione. “Il ribelle” è una canzone “Io son ribelle! Non mi piace questo mondo che non vuol la fantasia…”. La sua è una indicazione di indisciplina verso il pensiero dominante. Adriano non insegna una dottrina. Ama chi disubbidisce per convinzione, sdegno e speranza. Quindi “esagera” con i suoi “24.000 baci”, contagiosi a tal punto che Emir Kusturica il regista serbo gli dedica un film. Quella canzone, dirà, è stata la colonna sonora della mia generazione.
Il ragazzo della Via Gluck
Parlare di ambiente, speculazione edilizia, “sviluppo sostenibile” non era di moda nel 1966, nell’Italia del boom economico, quando Adriano presenta a Sanremo “Il ragazzo della via Gluck”. E questo è uno dei tanti temi che si agitano alla vigilia dell’esplosione sessantottina e che Celentano espone nella forma di una ballata. Non un canto nostalgico per la sua infanzia passata per le strade della periferia milanese, la canzone indica la devastazione edilizia degli anni Sessanta e il futuro cementificato, le alluvioni, il cambio del clima, la “modernità” dei mercanti. Il grido di Adriano si leva dal palco della città dei fiori. La canzone, bocciata al primo turno, venderà milioni di copie e sarà tradotta in 18 lingue.
Contestazione
Nel 1966, “Il mondo in mi settima” alimenta ancora il presagio: il ’68 è alle porte. Adriano elenca i mali del secolo. Eppure la comunicazione con il movimento è assente per un equivoco mediatico.Una canzone del 1970 produce l’equivoco: “Chi non lavora non fa l’amore” scatena le proteste, arriva prima nella hit parade, e vince il festival di Sanremo. “Era un modo di evidenziare lo scontro in atto tra i padroni e gli operai e chiedere al padrone di ascoltare e risolvere i problemi degli operai, altrimenti anche in casa del padrone le cose si sarebbero complicate – dirà Adriano - Nella mia canzone chiedevo ai padroni trovare un accordo perché l’accordo era inevitabile”. Le accuse di qualunquismo, iniziate da Umberto Eco, si moltiplicano. Il qualunquista però non ha passione, non ha coraggio, Adriano sì. Ogni volta che pronuncerà un discorso, uno dei suoi famosi monologhi, i giornali faranno titoli a sette colonne.
Testo scritto da Jedi
